Da secoli l’umanità si scontra sul tema delle riforme.

David Hume sosteneva che per fare le riforme fosse meglio stare a digiuno, mentre Erasmo Da Rotterdam pare preferisse le riforme a stomaco pieno. Il celebre nuotatore olimpionico Mark Spitz non entrava mai in piscina senza prima aver fatto delle riforme.

Durante la Rivoluzione francese sul tema delle riforme si andava piuttosto per le spicce in spettacoli di strada che riscuotevano un enorme successo di pubblico e di critica.

Al giorno d’oggi è consueto che sulle riforme ci sia bagarre e che chi le fa abbia sempre gli occhi puntati addosso. Le riforme sono poi anche un banco di prova o qualcosa su cui ci si spacca o di cui si deve sbrogliare la matassa. Sul tema delle riforme c’è periodicamente un severo monito, questo è un dato assodato su cui gli studiosi convergono.

Serie riforme: sulle riforme c’è da dire che queste di solito sono sempre serie. Nessuno, almeno pubblicamente, pare voler propendere per delle riforme ridicole o umoristiche, anche se gli esempi non mancano.

Nella storia vi sono stati molti grandi statisti che hanno dovuto abbandonare i loro sogni di riforme per aprire un ristorante.

Le riforme si dividono tra quelle che vengono fatte e quelle che si dice di voler fare, un po’ come per le diete o l’andare in palestra. Io avevo uno zio che a un certo punto della giornata era spesso indeciso tra le riforme e l’osteria, ma poi finiva sempre per scegliere per l’osteria.