Con i giovani politici venuti su a Greggio e Mastrotta bisogna giocare di furbizia.

Insomma, si fa così… Gli regali questo bellissimo smartphone con la applicazione Marx 2.0 e loro la avviano per capire cos’è. E magari vengono improvvisamente illuminati da frasi come:

La crescente concorrenza dei borghesi tra di loro e le crisi commerciali che ne derivano, rendono sempre più oscillante il salario degli operai.

Sfruttando il mercato mondiale la borghesia ha reso cosmopolita la produzione e il consumo di tutti i paesi. E ha tolto all’industria la base nazionale.

Quelli che furono sinora i piccoli ceti medi, i piccoli industriali, i negozianti e la gente che vive di piccola rendita, gli artigiani e l’agricoltura, tutte queste classi sprofondano nel proletariato.

La borghesia rassomiglia allo stregone che non può più dominare le potenze sotterranee da lui evocate. Basti ricordare le crisi commerciali, che nei loro ritorni periodici… etc, etc.

E via così. Vedi magari che ai giovani gli nascono degli stimoli a approfondire e farsi delle idee. Certo, qualcuno i testi di Marx e Engels dovrebbe averceli ancora a casa in cartaceo, magari quelli dei genitori o dei nonni. Ma si sa quanto i giovani di oggi si informino più volentieri in rete. Se ci metti vicino anche qualcosa sul calcio e Shakira è fatta.

Lo streaming, lo sappiamo, è il futuro della politica trasparente.

Ma, purtroppo, con la sola riunione in streaming c’è comunque il pericolo degli accordi sottobanco della vecchia politica. E’ sempre possibile infatti recitare una parte per quel tanto che dura la diretta e poi comportarsi diversamente in altri tempi e luoghi. Ecco, io mi sentirei più sicuro se, sul modello di alcuni reality di successo, la diretta streaming seguisse ogni momento della giornata dei nostri politici, pedinando minuto per minuto la vita quotidiana di tutti componenti del governo e dell’arco parlamentare. Certo, in tal modo si osserverebbero anche i più intimi e personali passi della vita dei nostri rappresentanti. Ma se vogliamo che le istituzioni tornino vicine alla gente è questo il prezzo da pagare. Per noi spettatori intendo. Per la trasparenza infatti dovremo abituarci a vedere di tutto. E non vorrei cadere nei soliti lazzi su uomini anziani che si intrattengono in serate danzanti con giovani spogliarelliste. Penso, che so, alla triste visione di alcuni senatori o parlamentari intenti per giorni alla risoluzione di cruciverba facilitati. A ministri che si commuovono fino alle lacrime guardando uno sceneggiato su Padre Pio. Al misero spettacolo di figli o nipoti che chiedono lumi per l’interrogazione di storia o geografia sentendosi rispondere per stentati monosillabi o anche a attempati senatori che rotolano urlando sul pavimento del salotto di casa per un goal della loro squadra del cuore.

Ma purtroppo, lo sappiamo tutti, abbiamo vissuto per anni al di sopra delle nostre possibilità. Non sono più i tempi gloriosi della politica in cui potevamo vedere quasi ogni sera Bossi o Mastella che ballavano e cantavano in programmi giornalistici di varietà. Ora ci vengono chiesti dei seri sacrifici. Ma siamo un popolo forte e sapremo sopportare qualsiasi cosa per il bene del Paese.

Dopo aver letto che l’allenatore Conte ha lasciato la Juventus, volevo scrivere delle cose interessantissime su tale tema ma non mi è venuto niente.

Alle volte è così, ti senti talmente stimolato da una notizia che il cervello improvvisamente si blocca come per un surplus di sollecitazione intellettuale. Temo anche che, in certi casi, si manifesti dentro di me una specie di inconscio timore di non essere all’altezza dell’argomento da trattare. E’ un vero peccato. Perché se pensiamo che Conte potrebbe divenire il prossimo allenatore della Nazionale di calcio, le questioni da affrontare erano veramente di ampia portata. Avrei potuto proporre, che so, qualche mia teoria sul motivo per cui l’Italia calcistica non produca più campioni e risultati a livello internazionale (io sono molto interessato ai motivi per cui l’Italia non produca più campioni e risultati a livello internazionale e non vi è mattina che non mi alzi dal letto tormentato da tale problema e meditando una pronta soluzione da offrire disinteressatamente, per solo amor di patria, alla Federazione Gioco Calcio). Anche in un’altra circostanza mi è successo di esser vittima di un simile devastante blocco creativo. E’ successo alcuni anni fa in occasione di non so quale competizione internazionale in cui ancora una volta l’Italia non produceva i risultati di livello internazionale che tutti noi meritiamo. In quei giorni vi era sui giornali una polemica riguardante i nostri giocatori che pare non cantassero con adeguato trasporto l’inno nazionale. Anche lì, l’eccessivo coinvolgimento emotivo per la questione mi fece un brutto scherzo e non riuscii a scrivere nulla. Purtroppo in questi malaugurati casi non mi è di alcuna consolazione quello che diceva Schopenhauer e cioè che dall’albero del silenzio pende il suo frutto, la pace. Sarà anche l’ultima cosa che faccio ma io prima o poi i problemi del calcio nazionale li voglio risolvere.

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Il tema del fine vita scatena sempre vivaci dibattiti nel nostro paese e non bisognerebbe mai farsi trovare impreparati su un argomento di tale importanza e significato.

Ai pranzi di Natale, di Pasqua o di altre festività comandate, io consiglierei a tutti di richiedere l’attenzione dell’uditorio e di leggere ad alta voce il proprio testamento biologico. Io personalmente faccio così. Chiamo tutti i presenti a testimoni e poi vado senza timore: “Io, Stefano Dongetti, nato a Trieste il 7.06.66, nel pieno possesso delle mie facoltà mentali dichiaro che, in caso di coma, voglio essere immediatamente soppresso alla meno peggio e venire cremato. Le mie ceneri dovranno poi venire tumulate in un locale di lap-dance. Sì, affermo qui di desiderare che la mia spoglia immemore riposi per l’eternità accanto a delle donne di facili costumi. In caso di improvvise leggi restrittive che rendessero illegale la cremazione, mi piacerebbe venir cucinato alla diavola durante la cerimonia funebre con quel bell’ odorino di pollo bruciato che fa venire appetito a parenti e conoscenti giunti a dare l’ultimo saluto. In fede, etc.”.
Alla cresima di mio nipote il parentame ha talmente apprezzato questa mia performance che sono stato legato a un albero nel giardino del ristorante.

Secondo l’Istat la produzione industriale è di nuovo in calo.

Ma siamo italiani, siamo creativi e possiamo farcela. Pensate a quante risorse ha messo in moto per decenni la semplice idea di deviare l’alta marea da Venezia con qualche paratoia metallica posizionata nell’Adriatico. Nel frattempo magari in altri paesi meno dotati avranno creato nuovi potenti microprocessori per computer, autovetture a bassi consumi e altissime prestazioni o delle protesi chirurgiche sofisticatissime. Giochi da ragazzi per il genio italiano. Perché non continuare sull’esempio di Venezia? Propongo, che so, dei grandi innaffiatori gonfiabili sospesi in cielo, che ci darebbero la possibilità di raccogliere le piogge e versarle sui campi in campagna salvando le città e i centri abitati dai nubifragi. Oppure costosissimi tunnel sotterranei dove immagazzinare il vento invernale da riutilizzare per rinfrescare le città nella stagione calda. E, ancora, pensando un po’ più in piccolo ma sempre in grande, ecco un’idea per i campi di bocce sparsi in tutta Italia. Sì, perché non sfruttare l’impatto delle bocce? Quanta energia elettrica sarebbe subito disponibile a costo zero dal cozzare delle tantissime bocce scagliate giornalmente una contro l’altra da migliaia di pensionati appassionati? Quanti anni di lavoro, quante risorse si creerebbero con la deposizione di milioni di cavi elettrici sotterranei con relative dinamo e accumulatori lungo tutto il suolo nazionale! Insomma, bisogna sognare in grande. Stay Hungry e Stay Foolish, come diceva quello. Queste sono solo alcune idee. Spero che le menti dei nostri più audaci e patrioti ingegni siano pronte a accoglierle e a svilupparle come meritano. Io, dal mio canto, faccio quello che posso per aiutare il pil.

Se durante un’escursione incrociate un orso, è opportuno non urlare, non compiere movimenti bruschi e mettersi da subito in un atteggiamento di disponibilità all’ascolto.

Spesso un orso può aver incontrato nella la sua infanzia delle esperienze di disagio affettivo nel proprio ambito famigliare e potrebbe quindi manifestare una carenza di strumenti relazionali e comunicativi. Esaminate il suo linguaggio non verbale. Osservatelo per capire se è in confusione rispetto a se stesso e se vuole o meno condividere con voi il suo vissuto e che tipo di relazione potete instaurare. L’orso deve capire che volete avviare con lui un rapporto di relazione costruttivo, di fiducia e comprensione. Ricordate anche che offrirsi immediatamente come cibo può essere una scelta generosa e carica di implicazioni, ma può precludere ulteriori possibilità di dialogo e contatto con l’animale.

Da secoli l’umanità si scontra sul tema delle riforme.

David Hume sosteneva che per fare le riforme fosse meglio stare a digiuno, mentre Erasmo Da Rotterdam pare preferisse le riforme a stomaco pieno. Il celebre nuotatore olimpionico Mark Spitz non entrava mai in piscina senza prima aver fatto delle riforme.

Durante la Rivoluzione francese sul tema delle riforme si andava piuttosto per le spicce in spettacoli di strada che riscuotevano un enorme successo di pubblico e di critica.

Al giorno d’oggi è consueto che sulle riforme ci sia bagarre e che chi le fa abbia sempre gli occhi puntati addosso. Le riforme sono poi anche un banco di prova o qualcosa su cui ci si spacca o di cui si deve sbrogliare la matassa. Sul tema delle riforme c’è periodicamente un severo monito, questo è un dato assodato su cui gli studiosi convergono.

Serie riforme: sulle riforme c’è da dire che queste di solito sono sempre serie. Nessuno, almeno pubblicamente, pare voler propendere per delle riforme ridicole o umoristiche, anche se gli esempi non mancano.

Nella storia vi sono stati molti grandi statisti che hanno dovuto abbandonare i loro sogni di riforme per aprire un ristorante.

Le riforme si dividono tra quelle che vengono fatte e quelle che si dice di voler fare, un po’ come per le diete o l’andare in palestra. Io avevo uno zio che a un certo punto della giornata era spesso indeciso tra le riforme e l’osteria, ma poi finiva sempre per scegliere per l’osteria.