Buonasera. Si è da poco conclusa la sfortunata vicenda dei quattro architetti rimasti imprigionati per un’intera giornata nei bagni del loro studio.

I quattro professionisti sono stati tratti in salvo nel tardo pomeriggio grazie all’ intervento di un operaio che si trovava sullo stesso piano dell’edificio per dei lavori di manutenzione. Grazie alle precise istruzioni dell’uomo gli architetti sarebbero riusciti in meno di mezz’ora ad azionare la maniglia della porta del bagno che li teneva prigionieri e a riacquistare così la tanto agognata libertà. I quattro professionisti – rimasti coscienti e vigili per tutta la durata dell’operazione di recupero – una volta in salvo hanno subito telefonato ai parenti a casa per rassicurarli. In seguito, benché provati dalla penosa esperienza, i quattro uomini hanno saputo trovare le forze per recarsi in un bar del centro per il loro consueto aperitivo serale.

Il 12 ottobre del 1914 un calabrone di nome Erik Dellbam si risvegliò trasformato nello scrittore Franz Kafka.

Quella mattina il calabrone rimase confinato nella sua stanza e scrisse una lettera allo scrittore praghese. “Gentile signor Kafka, benché io ammiri la sua opera non ho intenzione di vivere la mia vita di calabrone con le sue sembianze. Gli umani, quand’anche scrittori, non godono purtroppo di buona reputazione tra noi calabroni. La prego di fare quanto prima tutto ciò che in suo potere a tale proposito”. Da quella lettera, a cui non rispose mai, Franz Kafka ebbe l’idea per “La metamorfosi”. L’intera vicenda è raccontata nel numero di “Chi?” oggi in edicola, che contiene anche un servizio fotografico sulla gravidanza della moglie di Eros Ramazzotti e una silloge di pensieri dello scrittore Andrej Donatovic Sinjavskij a proposito del fatto se l’inferno si trovi sulla terra durante tutto l’arco dell’anno o soltanto durante il periodo delle feste natalizie.

Perché al ristorante si può ordinare dell’acqua minerale e non un pollo vegetale e dell’insalata animale?

Ho cominciato giovanissimo come ‘il comico più triste del mondo’ al famoso Circo Orferei (è il condizionale; la famiglia di circensi pù famosa sono il passato remoto, gli Orfei).

Lo spettacolo era bellissimo, con un sacco di attrazioni internazionali:

il lanciatore di coltelli a serramanico chiusi
i gemelli meno uguali del mondo
l’uomo cannone
l’uomo palla di cannone
l’uomo palla dell’uomo palla di cannone
l’uomo delle pulizie
l’uomo tombino
l’uomo più ubriaco del mondo (che era astemio, ma aveva dovuto cominciare a bere per lavorare)
l’uomo più sconosciuto del mondo
la donna più nuda del mondo
un mangiatore di spade
un mangiatore di picche
un mangiatore di quadri (impressionisti)

Appena raggiunta la maggiore età sono scappato dal circo per fare l’impiegato di banca.

 

Il cocktail americano nasce da una famiglia di umili origini, lo spritz.

Si laurea giovanissimo in geometria con una tesi sui cerchi alla testa e apre da subito il suo primo allevamento di gastriti. In pochi anni le sue gastriti avranno enorme successo in tutto il mondo, un successo che il nostro non potrà godere appieno perché muore, a soli 27 anni, soffocato da una pastiglia di maalox. E’ grazie a lui se in tutto il mondo l’happy hour viene chiamata reflusso gastroesofageo.

– Pronto, sono Mario Storti. Chiamo per la Vaporella che ho portato a riparare da voi l’altra settimana-.
-Per le riparazioni dovrebbe parlare con il sig. Adriano, ma adesso non c’è.
-E quando lo trovo?-
-Verso le undici-

-Pronto. Mario Storti. Cerco il sig. Adriano.
-Mi dispiace è fuori sede -.
-Forse mi può aiutare lei. Era per una riparazione.
-Mi dispiace. Deve parlare con il sig. Adriano. Chiami verso le 5.

-Buongiorno. C’è il sig. Adriano?
-Era qui poco fa, ma è appena riuscito per un intervento. Prendo un appunto. Chi parla?
-Mario Storti.
-Dario Storti?
-No, M-a-r-i-o Storti. Avete già il mio numero. Fatemi sapere qualcosa. E’ la quarta volta che chiamo.
-Appena torna la faccio richiamare immediatamente, sig. Corti.

Pronto. Sono Mario Storti. Ieri mi avete detto che mi richiamavate, ma non vi ho più sentiti. E’ questo il modo di trattare i clienti?
– Sì, ricordo. Mi dispiace tantissimo, sig. Storti. Le passo subito l’officina.
-Pronto, buongiorno. Sono Serena. In che cosa posso esserle utile?
– Sono molto contento che lei sia serena, ma io per niente. E’ da ieri che cerco il Sig.Adriano che non c’è mai. Io sono un ex alcolista. Da sei mesi non tocco alcool e tutte queste telefonate e la vostra gentilezza dilazionatoria, mi stanno facendo venire un’incredibile voglia di un whisky doppio. Per cui, glielo chiedo per cortesia, signorina Serena, MI PASSI IMMEDIATAMENTE ‘STO CAZZO DI SIG. ADRIANO!
-Mi dispiace sig.Storti, lei non poteva saperlo. Ma il sig. Adriano è morto.
-Come è morto? E quando?
-Ieri. Poco prima della chiusura. Un incidente. E’ rimasto folgorato mentre testava una vecchia vaporella.
-Mi dispiace…Non potevo sapere…
-Siamo tutti molto colpiti da questo lutto. Il sig.Adriano era con noi da 18 anni. Un gran lavoratore. Da giorni si era intestardito a far funzionare questa vaporella ormai da buttare. Si lasci dire: operai così non ce ne sono più.
-Mi scusi se prima ho alzato la voce…
-Si figuri. Se vuole la faccio parlare da chi ora sostituirà il sig.Adriano. Era per una riparazione?
-Guardi, fa niente, grazie.
-Sig. Storti, la prego, lei non poteva sapere. Se lei ha un suo apparecchio in riparazione da noi, io desidero esserle utile. E’ un mio dovere.
-Posso aspettare. Non è urgente.
-Signor Storti, insisto. Lei è un nostro cliente e il cliente viene prima di tutto. Non si faccia problemi.
-Fa niente, guardi. Grazie-
L-Sig. Storti, vorrei insistere ancora, se permette. Sig. Storti? Sig. Storti?

Vi sono , nel nostro Paese, delle sacche di socialismo reale che andrebbero eliminate quanto prima. Ad esempio il lavoro retribuito.

Il lavoro retribuito è un’eredità di passate stagioni della politica e di fantasiose ideologie che portavano a credere che un lavoratore dovesse venire pagato per le sue prestazioni. Nel libero mercato non vi è nulla di più dannoso di questa illogica e assurda credenza. E’ evidente a tutti che un’azienda in concorrenza con altri paesi dove queste antiche superstizioni non hanno più alcun peso non può addossarsi anche l’onere di pagare i suoi lavoratori. E’ ormai tempo che la nostra società passi ad una fase adulta e responsabile del capitalismo e che tali ingenue e arcaiche tradizioni vengano al più presto messe da parte. Ne va della nostra competitività.

Ormai ci sono lavori che noi non riusciamo più a fare e li devono fare gli stranieri.

Il violoncellista, ad esempio.

Mi piacerebbe praticare l’alpinismo estremo solo per arrivare su una altissima cima innevata e piantare un cartello: “Affittasi garage”.