Intanto, come prima cosa, c’è da dire che la Grecia non ce l’ha mica una storia d’amore bella da raccontare come quella tra la Hunziker e il Trussardi. E questo è il primo fatto.

E poi la Grecia non c’ha neanche il Festival di Sanremo. E per dire, poi, quanti programmi tv su fatti di cronaca nera avrà ‘sta Grecia? Non quanti noi. E la cultura? Voglio proprio vedere se la Grecia ci batte come vendite di libri di ricette. E poi questa Grecia, diciamocelo, ce le ha lei tre delle più potenti mafie del mondo sul suo territorio? Ce li ha i politici con tante tv o quelli che vanno sempre dall’estetista? Ma scherziamo o cosa a fare paragoni?! E vuoi mettere tutti quelle divinità vecchie e il Partenone che gli cade in pezzi? Non ce l’ha mica il Vaticano, la Grecia! La Grecia ce l’ha forse tutto il nostro poderoso assetto industriale di aziende che delocalizzano? Ce li ha i nostri teatri moderni, editori moderni, giornali moderni, ospizi moderni, infrastrutture moderne, scuole moderne? Ce l’ha la Grecia il territorio in sicurezza? E diciamo pure che loro avranno avuto anche i colonnelli, sì, ma il fascismo, cari miei amici greci, l’abbiamo inventato noi! Eh, sì! Continuate pure a menarvela con ‘sta roba vecchia della culla della democrazia…E poi voglio proprio vederla questa Grecia se ci batte quanto a apparati burocratici, poteri occulti etc. etc. Per non parlare poi del calcio. Che stia calmina ‘sta Grecia.

L’altra settimana ho percorso via Imbriani a piedi in tutta la sua lunghezza.

Non pensiate che realizzi simili imprese per meri propositi sportivi o con l’intento di attirare l’attenzione dei media su di me. Io definirei questa mio gesto un pellegrinaggio laico. Forse un pellegrinaggio alla ricerca di me stesso… Agli occhi dei più compiere in solitaria l’intero tragitto in questione potrebbe apparire un azzardo senza senso. Ma ci tengo a dire che non sono mai stato uno spericolato e che per compiere delle imprese estreme come le mie non occorre esserlo. Tutt’altro. Occorrono un’attenta preparazione, concentrazione e un rigoroso allenamento fisico e mentale. Credo fermamente che oggi, scomparse le ideologie e le grandi narrazioni del mondo, sia da noi stessi che bisogna ripartire. E’ urgente più che mai recuperare il senso del mettersi alla prova, dell’affrontare i nostri limiti e uscirne vincitori. Tra due settimane affronterò l’impegnativo tracciato di Viale XX Settembre e via Nordio e sono già in pieno allenamento. Ogni mattina scendo le scale di casa senza assicurarmi al passamano e poi, varcato il portone del condominio, procedo sul marciapiedi senza alcun tipo di moschettonaggio o imbragatura fino al panificio del quartiere. Sto già sensibilmente migliorando i miei tempi e la mia resistenza. Se le condizioni metereologiche saranno favorevoli, in autunno vorrei aprire la via dell’Oviesse.

Penso che bisogna chiudere le frontiere. E controllare bene. E poi anche il gas. Chiudere il gas è importante.

Senza gasarsi per questo. Con umiltà. Una volta chiuse le frontiere bisogna buttare via la chiave delle frontiere. E poi anche la toppa. Tanto a quel punto non serve più. E una volta buttata via la chiave e la toppa, si buttano via anche le frontiere. Che anche loro, è evidente, a questo punto non servono più. Certo, poi si pone il problema che bisogna riciclarle le frontiere. Fare la raccolta differenziata delle frontiere. Ora non sono proprio sicuro sicuro ma credo vadano messe nell’umido. Io comunque all’umido preferisco il secco. Anche per un per un problema di reumatismi. Ma credo che le frontiere non ne risentiranno. Per quanto riguarda le frontiere straniere, c’è da dire che queste vanno aiutate ma a casa loro. Non possiamo aiutarle tutte qui. Che lavorino a casa loro. In casa, si sa, c’è sempre qualche lavoro da fare… Che senso ha fare i lavori di casa fuori casa? Fai i lavori di casa a casa tua. Se invece vieni a fare i miei lavori di casa, io ho diritto a dirti di no. Vengo io a aiutarti a casa tua. Poi ci si mette d’accordo per quanto. Fattura non fattura… Non staremo a discutere. Qualsiasi cosa gli serva, insomma, ma a casa loro. In fondo è tutta una questione di ospitalità. E quella non si nega a nessuno. Ma a casa loro. Cosa c’è di più pratico? Sei a casa tua, ti ospiti. Senza andare in giro a cercar rogne. Anche le rogne gliele possiamo portare noi, ma sempre a casa loro. Come abbiamo sempre fatto. Non hanno rifiuti? Glieli portiamo noi. Ma a casa loro. Non è semplice? Non si devono neanche più muovere di casa. E se proprio si vogliono muovere, che si muovano. Ma a casa loro.

 

Alcuni sono preoccupati per la nuova legge elettorale.

Anche Italicum, secondo me, non è il nome migliore per una legge. E’ un po’ come chiamare la propria figlia Messalina, una linea di barche Titanic o Al Capone un’associazione no profit.

Se proprio vuoi andare su questa linea, allora esagera. Ecco alcuni altri possibili nomi:

-Legge del Martedì Grasso

-Waterloo

– Non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace

-Fatta la legge gabbato lo santo

-L’inferno di cristallo

-Scherzi a parte

-Porcellissimum

-Dio vede dio provvede

-Caporetto

-Prendi i soldi e scappa

-Bicamerata

-Basta con l’ideologie e l’ora dell’aperitivo

 

 

 

La parola d’ordine è affondare barconi.

Il Paese discute sul tema dell’affondare barconi. I migliori ingegni si mobilitano per capire come affondare barconi. Verranno fatti studi e convegni sull’affondare barconi. Anche al bar si discute animatamente sull’affondare barconi. Tutto un percorso da organismi unicellulari a homo sapiens sapiens che oggi, finalmente, ci ha portato a questo pensiero del come affondare barconi.

Non capisco perché ci son tutti questi che si fanno beccare nelle intercettazioni.

Basterebbe usare un codice. Vuoi chiedere un favore a un politico? Corromperlo perché ti approvi un progetto? Shakespeare ti aiuta. Fai così.
-O magnanimo condottiero vittorioso e onusto di onori, non adoprerò ora concerti di frasi o rapsodie di melliflue e vischiose lusinghe per volgere il suo malanimo verso l’opra mia in gentile benevolenza. Non son io un vostro fedifrago adoratore. La modestia più schiva guida le mie parole. Le chiedo solo di apporre il suo nobile suggello alle mie carte e d’ora in poi occhio di mortale non potrà vedere alla luce del giorno alcuno più prono ai suoi voleri di me, sempre incurante di ogni norma terrena, dignità o financo affetto del cuore per compiacerla, lei e tutta la sua famiglia-.
Una roba così, se anche riescono a trascriverla e poi te le pubblicano sul giornale, fai anche più bella figura.

Ritrovato testo di Epicuro che scrive al nipote Menecilio esplorando i grandi temi dell’esistenza umana.

E’ vero che una morte improvvisa potrebbe non essere cagione di sofferenza quand’essa fosse repentina. Ma è certo preferibile una vita lunga e felice a una vita breve ed è vana opinione affermare il contrario. Fai quindi attenzione con lo scooter, Menecilio. Considera anche tu di fare come il sole, che non cede al riposo fino a quando non ha terminato il suo tragitto. E poi provvedi a pagare le multe per tempo, che non ti affligga la continua attesa e l’apprensione per la maggiorazione delle sanzioni. Sia sempre tua premura la giusta pressione dei pneumatici. E come il vero saggio sceglie i migliori dei cibi e non la loro quantità, qualora delle ragazze ti chiedessero un passaggio valuta attentamente il loro aspetto e il loro carattere, che principio e bene supremo è l’intelligenza delle cose e tutto ciò che aiuta il corpo a non soffrire e l’animo a essere sereno.

Volevo scriver una canzonetta tutta quanta sull’amore/ che facesse grandi rime con cose come fiore e cuore/ma ogni volta che mettevo insieme le parole/ mi venivan fuori cose come raffreddore o estintore/ Non son portato /per le canzoni d’amor

Stavo lì ogni giorno almeno sei o sette ore/ a provare a collegare/ l’amore eterno al cavolfiore/ Alle volte ancora peggio c’era qualche alligatore/ e una volta è spuntato anche un soave eiaculatore/ non son portato/ per le canzoni d’amor

Non lo so se per Sanremo/ le mie rime saran buone/se il fragore del trattore è abbastanza di spessore/ se magari il frullatore, il mungitore o il vogatore/posson andare come rime con fetore o crepacuore/ non son proprio portato/ per le canzoni d’amor

In edicola ci son sempre ‘ste dispense coi soldatini. Tipo “Truppe d’assalto della Prima Guerra Mondiale”, “Eroici soldati della Wermacht” e altre robe così.

Non ho mai capito perché nascondiamo le riviste con le donne nude in copertina e gente che mitraglia il prossimo o gli lancia una granata sta in bella vista, a portata di bambino. Non dico di proporgli dei nuovi soldatini educativi, tipo : “Fanteria soffocata dai gas”. Oppure: “Cavalleria falcidiata dalle mitragliatrici” o anche: “Soldato morto in Russia mentre il Duce stava a casa a trombare”. Chiaro, non è bello regalare a un ragazzino dei soldatini con un femore di fuori solo per insegnargli cos’è la storia e fargli passare la voglia della guerra…

(Questo è solo l’inizio di un pezzo satirico che negli anni ’70, ’80 o anche primi ’90 sarebbe stato capito meglio. Da quando la guerra si vede bella in grande in una tv al plasma, sul divano, tra un talent e l’altro e tu puoi fare il tifo tipo calcio, non ha più senso farli ‘sti pezzi, non li capisce più nessuno. Son fuori moda, capisco benissimo, disturbano).