Tutto questo vespaio su Bruno Vespa non lo capisco.

Non si può invitare in una rete pubblica il figlio di un capo mafia a parlare della sua famiglia? La famiglia è la base della nostra società. Che poi Vespa, per riequilibrare, ha anche fatto una puntata sulla lotta alla mafia. Mi sembra giusto sentire tutti i punti di vista, della mafia e di chi è contro la mafia. Ma anche nella mafia ci saranno vari punti di vista e andrebbero sentiti anche quelli per essere giusti. Tutte le opinioni vanno tutelate. Magari c’è chi è per le bombe, chi per l’interramento, chi per il semplice strangolamento e via così. Anche loro avranno le loro elezioni. Forse delle primarie a eliminazione diretta. Magari non tutti i candidati arriveranno vivi in trasmissione ma gli si dia il giusto spazio. E’ una questione di civiltà.

Il teatro in Italia è composto da: moltissima gente che fa il teatro, pochissima gente che va a vedere quelli che fanno il teatro, platea, galleria, festival, contributi statali e politici.

E poi Gigi Marzullo che invita la gente a andare in teatro dalla tivù.

 

Una differenza fra il cinema e il teatro e che al teatro, alla fine, si vanno a salutare gli attori e a fargli i complimenti se no ci restano male. Al cinema nessuno va a salutare la cassiera. Per lei è uguale, non lo prende come un affronto al suo lavoro.

 

Gli abbonamenti al teatro si differenziano dagli abbonamenti all’autobus perché con l’abbonamento al teatro non puoi decidere tu quando suonare. Le fermate le decidono altri per te e questo è uno dei motivi principali della crisi del teatro. E’ troppo vincolante come cosa per noi uomini liberi occidentali del terzo millennio.

 

E adesso una cosa che non può mancare da dire sul teatro.

E questa cosa che non può mancare da dire sul teatro sarebbe poi che il teatro è sempre un rito.

 

Io quando avevo 16 o 21 o 18 anni – non ricordo bene – ho fatto l’abbonamento a teatro e come prima roba ho visto il Faust di Goethe. Che nel Faust di Goethe a teatro c’era al centro del palco una roba enorme che poteva essere una collina oppure una torta gigante oppure anche una mia zia grassa senza la testa. Poi nel Faust di Goethe questa cosa saliva e scendeva e girava su se stessa e ogni tanto gli attori ci salivano sopra e si facevano un giro e dicevano continuamente battute tipo: ho il diavolo in corpo, ho un diavolo per capello, etc. e altre cose così. Che non si capiva bene se erano battute di Goethe, dello scenografo o di chissà chi. Sono uscito all’intervallo e ho buttato via l’abbonamento e non sono più andato a teatro.

 

E adesso sugli attori di teatro. L’attore di teatro bravo bravissimo si riconosce di solito perché prima di dire una battuta sembra prendere la rincorsa. E così tutto il pubblico si prepara, non viene preso alla sprovvista ma pensa invece: -Ecco, guarda, sta per dire una battuta-. Da noi il teatro è come la politica, è fatto di adorazione per gli attori bravi bravissimi e le macchiette.

 

Da noi il teatro negli ultimi anni era un sacco di musical copiati dai musical americani ma più brutti.

 

Da noi il teatro negli ultimi anni era il teatro civile povero che andava molto perché risparmiavi su attori e scenografie ma poi improvvisamente deve aver rotto abbastanza le balle tutta questa civiltà a teatro.

 

Sugli attori. Gli attori di teatro cercano sempre di farsi invitare a cena. Ma poi quasi nessuno li invita perché magari ti girano per casa scalzi o telefonano tutto il tempo o raccontano aneddoti o si buttano per terra oppure parlano con voci che non si possono sentire.

 

Col teatro il trucco degli impresari di teatro per pagare poco gli attori di teatro è dirgli che loro fanno un lavoro che gli piace e che sono dei privilegiati. Anche un dentista fa un lavoro che gli piace ed è un privilegiato ma di pagarlo poco oppure con un applauso neanche a parlarne. Per cui l’attore di teatro o è ricco di famiglia, oppure nei giorni liberi deve rapinare banche.

 

E per finire sul pubblico di teatro. Una cosa importante da dire sul pubblico del teatro è quella che dice in pratica il commediografo americano David Mamet e cioè – questa sarebbe la cosa che dice in pratica il commediografo americano David Mamet sul pubblico del teatro – che di solito al pubblico del teatro gli piace andare a teatro con la predisposizione d’animo di uno che va a donare il sangue.

 

Ma ormai il vero problema vero col teatro è che col teatro non si sa più cosa farci, un po’ come con la politica.

Non mi sono mai soffermato a rimpiangere il passato.

Ero sempre piuttosto deciso e spedito nel farlo.

Era strano per lui dover aspettare che arrivasse la Primavera.

Ma doveva farlo. Gli avevano detto: stai qui e aspetta la Primavera. Poi gli avrebbero offerto un caffè. E’ così che si diverte la gente normale coi matti. Lui lo fece, dritto in piedi. Con la pioggia. Con il vento. Con la neve. E poi la Primavera arrivò, perché la Primavera non conosce astuzie o ritardi. Arriva sempre e dappertutto anche in una piccola e opulenta città di gente meschina, saltando a piè pari tutto ciò che vi è di umano e sordido. E’ puro spirito, è pura carne. E anche la donna più bella che lui avesse mai visto. Nuda sorridente magnifica e con dei grandi capezzoli rosa. Lui si tolse i suoi stivali di gomma blu e poi tutto il resto e fecero l’amore. Qualcuno ebbe solo il tempo di pensare a una pioggia di fiocchi d’avena o una radio male sintonizzata o a un baluginio di non c’è più niente da fare o a un fruscio innocuo o a qualcuno che tagli un cavolo in due. Certi provarono a arrampicarsi, altri a strisciare, altri pregarono o solamente deglutirono. Il mondo crollò comicamente e perentoriamente com’era vissuto. Crollò, tutto si disperse. Perché anche a Dio una volta sola in tutta una eternità gli gira il cazzo e un po’ svogliato dice ai suoi sgherri in attesa: bon, fatelo.

Gianni non riusciva a prender sonno.

Così si è alzato per andare a bere un bicchier d’acqua ma è inciampato e ha battuto la testa sul comodino. Gianni è rimasto svenuto per una ventina minuti circa. Poi si è alzato ma non si ricordava più dov’era. “Dove sono?”, si è chiesto. Sua moglie l’ha visto a terra e dal letto gli ha detto che era a casa sua. “Oh, bene”, ha detto Gianni e ha fatto per rialzarsi. Ma una ciabatta è scivolata sotto al suo piede e lui è andato dritto con la fronte contro al pavimento. Quando si è risvegliato ha chiesto: “Dove sono?”. La moglie ha aperto gli occhi, l’ha rivisto a terra e gli a risposto che era a casa sua, nella sua camera da letto. Gianni non sembrava tanto convinto. Ma comunque si è alzato da terra e ha fatto per andare verso la cucina sbattendo contro lo stipite di una porta e rompendosi il naso. “Cosa è successo?”, ha detto la moglie. “Mi sono rotto il naso, credo” ha detto Gianni. “E ti pare questa l’ora di rompersi il naso?”, gli ha risposto la moglie. Così Gianni e sua moglie hanno cominciato una discussione su quale fosse l’ora più adatta per rompersi il naso ma non riuscivano a mettersi d’accordo. Gianni diceva a qualsiasi ora. La moglie sosteneva che era molto meglio di giorno. Allora, per redimere la questione, Gianni e la moglie si sono affrontati a duello con le sciabole. E allora purtroppo sono morti tutti e due per una di quelle fatalità che capitano nei duelli alle sciabole tra marito e moglie.

Oggi mi sono messo a esaminare la situazione ma mi sono stancato subito.

Esaminare le situazioni è stancante. Veramente stancante. Non parliamo poi di trarre delle conclusioni dopo di aver esaminato una situazione. Le due cose messe assieme sono una cosa improba. Vi è qualcosa di decisamente sovrumano in tale pratica. Ho un amico che una volta si è cimentato nel trarre delle conclusioni senza alcun allenamento. E’ una triste storia che non so se raccontarvi. Vi basti sapere che il mio amico è stato ricoverato all’ospedale dove i medici l’hanno visitato e gli hanno sconsigliato di astenersi dal trarre alcuna conclusione per almeno sei mesi. E non parliamo del pervenire a dei risultati. Io non so come la gente possa sperare di farcela. Con tutto quello che c’è da fare. Altri vorrebbero addirittura che ai ragionamenti  – questo ha veramente ha dello straordinario –  seguano delle azioni concrete. E che queste poi, nientemeno, sortiscano degli effetti. E duraturi, magari. Non so cos’ha nella testa certa gente.

E’ bellissimo che ogni tanto la sinistra ci chiami ai Gazebos.

Potrebbe farlo anche più spesso. Uno dei problemi è come vestirsi. Se bene bene come per andare a teatro o meno bene, sportivi tipo gita. Una volta mia cugina è andata ai Gazebos ed è rimasta incinta. Così almeno dice lei. Magari poi è andata da un’altra parte con la scusa che andava a votare. Suo marito ancora oggi non le crede. Comunque il bimbo si chiama Gazebos. Per soli due euro è anche un bel bimbo bisogna dire.

Ai Gazebos capita di incontrare gli amici e chiacchierare. E’ un bel modo di passare la domenica. Se hai fortuna incontri anche delle celebrità come la nuotatrice Pellegrini, la presentatrice Venier o il mago Silvan. Una volta io ho visto Uri Geller, che adesso è vecchio e non piega più le posate o ferma gli orologi con la forza del pensiero ma sta tutto il tempo zitto e ogni tanto canta delle canzoni che sa solo lui.

Una roba che non bisogna mai dire alle primarie è: ma come avete fatto a passare da falce e martello a poltrone e sofà? No. E’ molto meglio stare zitti e sorridere a tutti. Non troppo sorridenti però. Sereni, ecco. Sorridere serenamente, stare lieti.

La destra non fa così spesso le primarie perché troppe donne restavano incinte e va bene il Family Day e tutto il resto ma quando si esagera si esagera.

Sono così vecchio che mi ricordo quando non c’era ancora la dittatura degli idioti ma solo la maggioranza silenziosa