Le Olimpiadi commemorano i Giochi Olimpici che si svolgevano nell’Antica Grecia in onore di Zeus e senza altri sponsor di rilievo.

Durante i Giochi Olimpici si sa che venivano sospese le guerre, il doping e le profezie. Ai giochi non potevano partecipare gli schiavi, le donne, gli assassini, i sacrileghi e chi si buttava sempre per terra chiamando fallo e urlando come se stesse per morire. I campioni erano ammirati e santificati tanto quanto lo sono oggi le atlete del beach volley quando aspettano la battuta o si chinano per raccogliere la palla. La lotta tra maschi muscolosi e sudati era molto ammirata e tanti cittadini greci di quella volta andavano all’edicola a chiedere delle statuette di lottatori parlando sottovoce e poi se ne andavano nascondendole dentro i quotidiani. Nell’Antica Grecia erano sconosciuti gli sport invernali e molti campioni di slittino antico greco purtroppo si davano al bere.

Tanto parlare sull’omosessualità neanche fosse un crimine e poi ci si dimentica di chi fa i danni veri nel mondo.

Cioè gli stronzi. Urge confrontarsi su questo tema. La stronzaggine è una variante naturale del comportamento umano o è una abitudine acquisita? Potrebbe forse venire ascritta tra le malattie? Pare purtroppo che non esistano definizioni consolidate e universalmente accettate su cosa voglia dire essere degli stronzi in piena regola sebbene gli esempi in ogni settore non manchino. E poi diverse culture hanno differenti opinioni su questo tema. Tali lacune determinano dubbi e interrogativi nella società e anche dei dubbi giuridici. Come va regolata l’unione tra stronzi? E’ possibile che essi trasmettano la stronzaggine ai propri figli, naturali o meno? E può, quindi, una coppia di stronzi, adottare dei figli? Un serio e approfondito dibattito sul tema stronzaggine, molto più che su altri argomenti, potrebbe fare un gran bene alla convivenza civile e al progresso della nostra società. Che filosofi e opinionisti si diano da fare, quindi. Anche quelli stronzi sebbene si prodighino già tanto. Infatti, una cosa è sicura, gli stronzi conclamati sono attivissimi nelle loro attività giornaliere. Non stanno fermi un attimo, una ne fanno e cento ne pensano, gli stronzi.

Nei secoli la pianta della canapa è stata adoperata per i più svariati usi, ad esempio la manifattura di stoffe.

Non è detto che se uno indossa la canapa egli si droghi o sia un drogato. Fumando la canapa mezzi distesi si ottiene il canapè. Canna viene dalla stessa radice di canapa che dà anche il nome alla famosa battaglia di Canne in cui Roma perse contro i Cartaginesi, il cui nome infatti vuol dire “gente con le cartine”. A Cannes si tiene un famoso festival cinematografico di drogati. Il cannolo è altrettanto una droga ma con la crema. Crema è una città in Lombardia con 34.371 abitanti e inevitabilmente qualcuno di loro farà uso di cannabis per cui tutto il discorso torna. Se uno fuma una canna dietro l’altra si ha il bis di cannabis o cannabis bis e il pubblico applaude e va via soddisfatto. Più canne fanno un canneto, dove si può incagliarsi con la canoa specie se hai fumato una canna. Canoa ha una emme sola come canale, con la manica o senza. Di manica larga si dice del poliziotto che ti lascia andare anche se hai una canna. Con la canna si può anche pescare, basta non fare confusione a passarsi la canna sbagliata che allora si può facilmente perdere il pesce dall’amo. L‘amo nasce da una famiglia di umili origini, il “ho solo voglia di andarci a letto”. Desidero dire che questo pezzo non è stato scritto sotto l’effetto di canne neanche quelle da pesca miracolosa.

Ci sono vari argomenti pro e contro la legalizzazione della cannabis, tutti belli.

Intanto se si diffonde l’uso della cannabis è più facile che uno comincia con quella e poi passa a roba più forte tipo il cocktail Negroni. Argomento pro sarebbe che togli profitti alla criminalità organizzata… Ma questo è ingiusto per uno dei nostri patrimoni che nessuno al mondo ce l’ha uguale, che anzi ci vorrebbe una tutela, una roba tipo Dop per difenderla perché è una specificità nostra, peculiare e pecuniaria. La cannabis legale, poi, c’è da dire anche, che è un’altra cosa comunista tipo il gioco del rispetto. Delle robe che se si diffondono tra i nostri figli tra qualche anno avremo in famiglia solo delle Amanda Lear drogate che ci chiederanno i soldi per andare alle happy hours con la minigonna e andando avanti così poi è un attimo arrivare alla minigonna per uso terapeutico.

Ho letto che Pellè va a giocare in Cina per un milione e duecentomila euro al mese.

E’ una cifra ragionevole vista la distanza da casa e le spese che dovrà sostenere per le interurbane, per il take away italiano e per il gel. Pare che a Pellè gli vadano via quasi 150 mila euro al mese solamente in gel. D’altronde fa un lavoro che pochi sanno fare. Tipo buttare in bosco i rigori e farsi figure di merda mondiali scherzando prima il portiere. Sembra che a Pellé lo volessero anche il Chelsea e il Circo Togni ma in estremo oriente hanno insistito di più perché ha un nome che non gli dà problemi di pronuncia. Questo pezzo l’ho scritto solo perché ho visto che di questa roba parlava anche Gramellini e io gli sto alle costole come opinion maker. E poi è invidia perché l’unica cosa che potrei andare a fare io in Cina è aprire un salone di massaggi italiani, ditta individuale.

Oggi abbiamo questa grande opportunità che ci è data del selfie.

Il selfie puoi anche pubblicarlo su Facebook con scritto qualcosa sotto, magari una breve frase che ti racconta. Tipo: giornalista e mamma, architetto e mamma, saldatrice e mamma (meno frequente). Se non hai lavoro puoi scrivere mamma e mamma. Se sei incerto come porti, mamma e papà. Se sei un immigrato non puoi farti i selfie, se no poi tutti dicono: -Eh, guarda l’immigrato che c’ha anche il telefono. Ma non comunicavano coi tamburi e i segnali di fumo?-. Se poi hai anche delle scarpe da ginnastica tipo Nike rischi grosso, che l’immigrato si sa deve girare a piedi nudi e sporchi, meglio di tutto ancora se si rotola per terra lamentandosi in lingue misteriose. Oltre al selfie c’è anche chi va al ristorante e fotografa il cibo che sta per mangiare. Chi non mangia non fotografa niente e chi mangia solo un panino di salame, anche, niente da fare, ci vuole un piatto prestigioso. Bello sarebbe fotografare la pietanza come si è trasformata con la digestione il giorno dopo  e poi mettere le due foto assieme con la scritta: Magia!

Volevo dire la mia sulla lotteria dei rigori.

Intanto ricordiamo che la lotteria è da non confondere con la latteria. Sono sbagli che possono capitare, certo. Ma se uno scrive latteria dei rigori molti penserebbero a un refuso e solo i più fantasiosi immaginerebbero un esercizio che vende latte e mozzarelle e dove i clienti si dilettano ogni tanto con delle punizioni dal dischetto. Francamente quello dei rigori in latteria mi pare un caso improbabile. E’ molto più frequente, nelle latterie, il gioco delle carte. E’ vero che vi sono stati dei casi in cui dei portieri o degli attaccanti a fine carriera hanno aperto una latteria ma non certo quelli che al giorno d’oggi partecipano a gare a livello internazionale. Solitamente questi preferiscono aprire ristoranti, discoteche o boutique di lusso. Non so voi, ma io non me la vedo una come Belen stare tutto il giorno in una latteria. In tutte le latterie che ho avuto modo di visitare personalmente non ho mai visto tirare alcun rigore. Né ho avuto modo di incontrare celebri soubrette. Chiaramente non posso escludere in linea di principio che esistano latterie di questo tipo, con Belen seduta fuori e portieri e rigoristi che si affrontano tra le urla e gli incitamenti del pubblico. In linea di principio non si può escludere nulla. Molto diverso invece è il caso delle lotterie nelle latterie. Quelle sono piuttosto frequenti. E comunque queste erano solo delle brevi note su un argomento di tale portata che spero di poter sviscerare quanto prima in tutte le sue implicazioni.

Le religioni hanno fatto il loro tempo e non danno risposte certe per il dopo morte.

Non sarebbe utile una roba tipo Trip Advisor per chi va nell’aldilà? “Bel posto ma con un servizio non all’altezza”. “Ambiente caldo e personale scortese”. “Nel complesso ha soddisfatto le mie aspettative”. Secondo me si può fare.

Piove sul Primo Maggio e sulla Festa dei Lavoratori e anche oggi il dott. Marchionne prende i suoi 150.000 euro giornalieri spendibili in bei maglioni blu.

Se un bel maglione blu costa 100 euro, Marchionne arriva a comprare un totale di 1500 bei maglioni blu al giorno. Ma quanti ne userà quotidianamente? Uno o due, facciamo anche tre bei maglioni blu al giorno, uno al mattino, uno al pomeriggio e uno alla sera. Ecco che a Marchionne rimangono ogni giorno 1477 bei maglioni blu che lui può rivendere, restando bassi, ad almeno 80 euro a bel maglione blu con un introito giornaliero di 118.160 euro tutti da reinvestire nell’industria manifatturiera di bei maglioni blu di Detroit.

Caro Referendum, tu che derivi dal latino referre e dalla locuzione ad referendum tipo convocazione per riferire, tu volevi veramente far perdere subito il lavoro a tutti gli operai a dodici miglia dalla costa?

Caro Referendum, se tu esistessi per fare un dispetto così brutto tu mi deluderesti veramente… Se così fosse, caro Referendum, bisognava prima convocarti a te per farti riferire se volevi riferirti a una roba così irriferibile! O caro Referendum, tu che fai un appello al corpo elettorale per pronunciarsi su una singola questione, la questione era schiacciare gli operai sotto la democrazia diretta senza intermediari? Io spero veramente di no, caro Referendum. Perché allora tu saresti veramente un cattivone brutto brutto brutto!