Chissà se a qualcuno dei G7 ogni tanto una guancia si riga di qualche lacrima ripensando a quando erano G8.

Magari ci ripensano solamente nel segreto della loro camera da letto, prima di coricarsi. In altri momenti però non ne faranno mai parola, respingendo a forza quel pensiero dalla mente. Probabilmente accade un po’ come per quelle compagnie di amici di lunga data che hanno visto una collaudata coppia separarsi e non tornare più nelle comuni occasioni conviviali, negli appuntamenti di una sera o di un pomeriggio che sembravano non dover mutare mai e poter durare in eterno, sempre uguali. Forse ogni tanto dell’8 verranno a sapere qualcosa. Una voce, un pettegolezzo… Accoglieranno la notizia ostentando disinteresse, ma con un sordo dolore per la fugacità dei sentimenti e delle relazioni umane. O magari ci ripensano come accade per un caro amico scomparso: gli sovviene il ricordo di una battuta o l’eco di una risata ma subito devono soffocare quel ricordo per non cadere preda dello sconforto. Anche io non posso che essere molto triste quando penso a questi G7 che una volta erano G8.