Era strano per lui dover aspettare che arrivasse la Primavera.

Ma doveva farlo. Gli avevano detto: stai qui e aspetta la Primavera. Poi gli avrebbero offerto un caffè. E’ così che si diverte la gente normale coi matti. Lui lo fece, dritto in piedi. Con la pioggia. Con il vento. Con la neve. E poi la Primavera arrivò, perché la Primavera non conosce astuzie o ritardi. Arriva sempre e dappertutto anche in una piccola e opulenta città di gente meschina, saltando a piè pari tutto ciò che vi è di umano e sordido. E’ puro spirito, è pura carne. E anche la donna più bella che lui avesse mai visto. Nuda sorridente magnifica e con dei grandi capezzoli rosa. Lui si tolse i suoi stivali di gomma blu e poi tutto il resto e fecero l’amore. Qualcuno ebbe solo il tempo di pensare a una pioggia di fiocchi d’avena o una radio male sintonizzata o a un baluginio di non c’è più niente da fare o a un fruscio innocuo o a qualcuno che tagli un cavolo in due. Certi provarono a arrampicarsi, altri a strisciare, altri pregarono o solamente deglutirono. Il mondo crollò comicamente e perentoriamente com’era vissuto. Crollò, tutto si disperse. Perché anche a Dio una volta sola in tutta una eternità gli gira il cazzo e un po’ svogliato dice ai suoi sgherri in attesa: bon, fatelo.