Il tema del fine vita scatena sempre vivaci dibattiti nel nostro paese e non bisognerebbe mai farsi trovare impreparati su un argomento di tale importanza e significato.

Ai pranzi di Natale, di Pasqua o di altre festività comandate, io consiglierei a tutti di richiedere l’attenzione dell’uditorio e di leggere ad alta voce il proprio testamento biologico. Io personalmente faccio così. Chiamo tutti i presenti a testimoni e poi vado senza timore: “Io, Stefano Dongetti, nato a Trieste il 7.06.66, nel pieno possesso delle mie facoltà mentali dichiaro che, in caso di coma, voglio essere immediatamente soppresso alla meno peggio e venire cremato. Le mie ceneri dovranno poi venire tumulate in un locale di lap-dance. Sì, affermo qui di desiderare che la mia spoglia immemore riposi per l’eternità accanto a delle donne di facili costumi. In caso di improvvise leggi restrittive che rendessero illegale la cremazione, mi piacerebbe venir cucinato alla diavola durante la cerimonia funebre con quel bell’ odorino di pollo bruciato che fa venire appetito a parenti e conoscenti giunti a dare l’ultimo saluto. In fede, etc.”.
Alla cresima di mio nipote il parentame ha talmente apprezzato questa mia performance che sono stato legato a un albero nel giardino del ristorante.