Gli euroscettici si distinguono dagli eurocinici per una visione della vita meno dipendente dal valore del cambio all’apertura delle borse internazionali.

Il primo euroscettico fu Cirrone di Elea, pensatore di grande spessore ma uomo bizzarro che viveva in un comodino. Cirrone di Elea ebbe vivaci dispute filosofiche con gli eurottimisti, una setta di giovani filosofi ricchi di famiglia. La sua celebre raccolta di sentenze inizia con la famosa frase: “Chiunque inventi una moneta che vale la metà di quella precedente merita di essere gettato da una rupe o sbranato dai cani o tutte e due le cose assieme”.
Meno noti sono i pensatori euroagnostici che se ne fregavano della questione e di cui perciò non è rimasta alcuna testimonianza.
Anche Aristotele, nell’Etica Niconomachea, si occupa del problema dell’euro e racconta di un uomo incapace di calcolare il cambio e che rimase per giorni di fronte alla vetrina di un negozio finché non venne portato via su un’ambulanza.
Un cugino di Sofocle, nella tragedia ‘L’Edipo Fallace’, inscena la vicenda di un uomo che una notte crede di aver giaciuto con sua madre ma che capisce la verità al mattino quando la donna gli chiede 50 euro.
Anche un cugino di Cartesio si occupò della questione dell’euro e in un giorno di primaverà si alzò dal suo letto e pronunciò la famosa frase “Debito ergo sum” e poi venne portato via su un’ambulanza.