Con l’ansia attiviamo la nostra mente primitiva, la parte più antica e irrazionale del nostro cervello.

Ecco un esempio: mettiamo che la tua casa stia bruciando e che tu sia circondato dalle fiamme. Vieni preso dall’ansia e all’interno del tuo corpo si attiva una reazione di stress che può essere molto dannosa per il tuo organismo.
In questo caso potrebbe entrare anche in gioco la famosa ‘ansia anticipatoria’, che magari ti farà vedere il tuo corpo già carbonizzato o ti farà pensare che non potrai mai più vedere una puntata di “Tale e quale show” con Carlo Conti.
Rilassa subito il tuo corpo ripetendo a ogni espirazione la parola “relax” e chiediti:
“Sono consapevole dei meccanismi che scatenano la mia ansia?”
“Sono consapevole dei miei pensieri automatici?”
“Ho più probabilità di salvarmi lanciandomi dalla finestra o restando qui ad aspettare i soccorsi? E nel caso fallissi nella scelta, ne deriverebbe una diminuzione dell’opinione che ho di me stesso?
E’ importante sapere che gli automatismi del pensiero giocano spesso un ruolo chiave nell’ansia. Se ti trovi a pensare ‘non posso farcela’ e non ti senti all’altezza della situazione, forse è perché da piccolo hai avuto altre svariate esperienze di case in fiamme e magari in quelle circostanze i tuoi genitori ti dicevano: -Che fifone! Cosa sarà mai un po’ di fuoco!-. E’ essenziale che sappiate emanciparvi da questi ricordi d’infanzia e dal giudizio negativo dei vostri cari. Loro non sapevano che così facendo ledevano la vostra autostima. Siate pronti a perdonarli nell’intimo del vostro cuore e riformulate la valutazione di voi stessi in modo positivo. Ecco come fare: segnate sul vostro quaderno di esercizi i vostri più ricorrenti automatismi di pensiero dovuti a opinioni svalutanti recepite nel passato, quindi cancellateli tutti con un bel segno rosso e annotate accanto un NON E’ VERO! a lettere maiuscole. Poi posizionate degli asciugamani bagnati arrotolati sotto la porta della stanza e chiamate i soccorsi.

Il 12 ottobre del 1914 un calabrone di nome Erik Dellbam si risvegliò trasformato nello scrittore Franz Kafka.

Quella mattina il calabrone rimase confinato nella sua stanza e scrisse una lettera allo scrittore praghese. “Gentile signor Kafka, benché io ammiri la sua opera non ho intenzione di vivere la mia vita di calabrone con le sue sembianze. Gli umani, quand’anche scrittori, non godono purtroppo di buona reputazione tra noi calabroni. La prego di fare quanto prima tutto ciò che in suo potere a tale proposito”. Da quella lettera, a cui non rispose mai, Franz Kafka ebbe l’idea per “La metamorfosi”. L’intera vicenda è raccontata nel numero di “Chi?” oggi in edicola, che contiene anche un servizio fotografico sulla gravidanza della moglie di Eros Ramazzotti e una silloge di pensieri dello scrittore Andrej Donatovic Sinjavskij a proposito del fatto se l’inferno si trovi sulla terra durante tutto l’arco dell’anno o soltanto durante il periodo delle feste natalizie.

Il cocktail americano nasce da una famiglia di umili origini, lo spritz.

Si laurea giovanissimo in geometria con una tesi sui cerchi alla testa e apre da subito il suo primo allevamento di gastriti. In pochi anni le sue gastriti avranno enorme successo in tutto il mondo, un successo che il nostro non potrà godere appieno perché muore, a soli 27 anni, soffocato da una pastiglia di maalox. E’ grazie a lui se in tutto il mondo l’happy hour viene chiamata reflusso gastroesofageo.

– Pronto, sono Mario Storti. Chiamo per la Vaporella che ho portato a riparare da voi l’altra settimana-.
-Per le riparazioni dovrebbe parlare con il sig. Adriano, ma adesso non c’è.
-E quando lo trovo?-
-Verso le undici-

-Pronto. Mario Storti. Cerco il sig. Adriano.
-Mi dispiace è fuori sede -.
-Forse mi può aiutare lei. Era per una riparazione.
-Mi dispiace. Deve parlare con il sig. Adriano. Chiami verso le 5.

-Buongiorno. C’è il sig. Adriano?
-Era qui poco fa, ma è appena riuscito per un intervento. Prendo un appunto. Chi parla?
-Mario Storti.
-Dario Storti?
-No, M-a-r-i-o Storti. Avete già il mio numero. Fatemi sapere qualcosa. E’ la quarta volta che chiamo.
-Appena torna la faccio richiamare immediatamente, sig. Corti.

Pronto. Sono Mario Storti. Ieri mi avete detto che mi richiamavate, ma non vi ho più sentiti. E’ questo il modo di trattare i clienti?
– Sì, ricordo. Mi dispiace tantissimo, sig. Storti. Le passo subito l’officina.
-Pronto, buongiorno. Sono Serena. In che cosa posso esserle utile?
– Sono molto contento che lei sia serena, ma io per niente. E’ da ieri che cerco il Sig.Adriano che non c’è mai. Io sono un ex alcolista. Da sei mesi non tocco alcool e tutte queste telefonate e la vostra gentilezza dilazionatoria, mi stanno facendo venire un’incredibile voglia di un whisky doppio. Per cui, glielo chiedo per cortesia, signorina Serena, MI PASSI IMMEDIATAMENTE ‘STO CAZZO DI SIG. ADRIANO!
-Mi dispiace sig.Storti, lei non poteva saperlo. Ma il sig. Adriano è morto.
-Come è morto? E quando?
-Ieri. Poco prima della chiusura. Un incidente. E’ rimasto folgorato mentre testava una vecchia vaporella.
-Mi dispiace…Non potevo sapere…
-Siamo tutti molto colpiti da questo lutto. Il sig.Adriano era con noi da 18 anni. Un gran lavoratore. Da giorni si era intestardito a far funzionare questa vaporella ormai da buttare. Si lasci dire: operai così non ce ne sono più.
-Mi scusi se prima ho alzato la voce…
-Si figuri. Se vuole la faccio parlare da chi ora sostituirà il sig.Adriano. Era per una riparazione?
-Guardi, fa niente, grazie.
-Sig. Storti, la prego, lei non poteva sapere. Se lei ha un suo apparecchio in riparazione da noi, io desidero esserle utile. E’ un mio dovere.
-Posso aspettare. Non è urgente.
-Signor Storti, insisto. Lei è un nostro cliente e il cliente viene prima di tutto. Non si faccia problemi.
-Fa niente, guardi. Grazie-
L-Sig. Storti, vorrei insistere ancora, se permette. Sig. Storti? Sig. Storti?