Quando va usato il voucher…

Ci son tante categorie di lavoro accessorio ma non occasionale, ad esempio:

Rigorista per finale Campionati del Mondo di calcio. Un voucher di dieci euro lordi a rigore fatto. Se sbaglia cazzi suoi, va a fare la raccolta stagionale delle mele. Se si infortuna, cazzi suoi, un posto di custode allo stadio glielo trovi sempre.

Vigile del fuoco. C’è l’incendio? Vai tranquillo a chiamata. I voucher li puoi acquistare in tabaccheria ma anche per via telematica se proprio hai fretta e ti si sta rovinando tutto il linoleum.

Cardiochirurgo. Quante ore starà il luminare per impiantarti una valvola in aorta? Indifferente. Con due voucher è coperto. Basta che l’anestesista stia attento a non farti superare la giornata indicata all’Inps.

Sacerdote che somministra  l’estrema unzione. Ottimo anche per questo il voucher. Ricorda solo che sia il prete che il morto non hanno diritto al tfr e al congedo per malattia. Certo: anche il deceduto può venir pagato a tutele crescenti. E tanto poi la comunicazione va fatta a giornata, non a ore. Se arriva l’ispettore, il morto deve dire: “Sono appena morto”.

Pagamento del pizzo. Anche bene. Basta che sia tu che l’associazione malavitosa non superate i 7000 euro netti l’anno. E niente ferie o congedo per maternità. Alcuni della mafia in effetti pretendono, ma tu digli tranquillo che non son previsti.

Caro Referendum, tu che derivi dal latino referre e dalla locuzione ad referendum tipo convocazione per riferire, tu volevi veramente far perdere subito il lavoro a tutti gli operai a dodici miglia dalla costa?

Caro Referendum, se tu esistessi per fare un dispetto così brutto tu mi deluderesti veramente… Se così fosse, caro Referendum, bisognava prima convocarti a te per farti riferire se volevi riferirti a una roba così irriferibile! O caro Referendum, tu che fai un appello al corpo elettorale per pronunciarsi su una singola questione, la questione era schiacciare gli operai sotto la democrazia diretta senza intermediari? Io spero veramente di no, caro Referendum. Perché allora tu saresti veramente un cattivone brutto brutto brutto!

Il teatro in Italia è composto da: moltissima gente che fa il teatro, pochissima gente che va a vedere quelli che fanno il teatro, platea, galleria, festival, contributi statali e politici.

E poi Gigi Marzullo che invita la gente a andare in teatro dalla tivù.

 

Una differenza fra il cinema e il teatro e che al teatro, alla fine, si vanno a salutare gli attori e a fargli i complimenti se no ci restano male. Al cinema nessuno va a salutare la cassiera. Per lei è uguale, non lo prende come un affronto al suo lavoro.

 

Gli abbonamenti al teatro si differenziano dagli abbonamenti all’autobus perché con l’abbonamento al teatro non puoi decidere tu quando suonare. Le fermate le decidono altri per te e questo è uno dei motivi principali della crisi del teatro. E’ troppo vincolante come cosa per noi uomini liberi occidentali del terzo millennio.

 

E adesso una cosa che non può mancare da dire sul teatro.

E questa cosa che non può mancare da dire sul teatro sarebbe poi che il teatro è sempre un rito.

 

Io quando avevo 16 o 21 o 18 anni – non ricordo bene – ho fatto l’abbonamento a teatro e come prima roba ho visto il Faust di Goethe. Che nel Faust di Goethe a teatro c’era al centro del palco una roba enorme che poteva essere una collina oppure una torta gigante oppure anche una mia zia grassa senza la testa. Poi nel Faust di Goethe questa cosa saliva e scendeva e girava su se stessa e ogni tanto gli attori ci salivano sopra e si facevano un giro e dicevano continuamente battute tipo: ho il diavolo in corpo, ho un diavolo per capello, etc. e altre cose così. Che non si capiva bene se erano battute di Goethe, dello scenografo o di chissà chi. Sono uscito all’intervallo e ho buttato via l’abbonamento e non sono più andato a teatro.

 

E adesso sugli attori di teatro. L’attore di teatro bravo bravissimo si riconosce di solito perché prima di dire una battuta sembra prendere la rincorsa. E così tutto il pubblico si prepara, non viene preso alla sprovvista ma pensa invece: -Ecco, guarda, sta per dire una battuta-. Da noi il teatro è come la politica, è fatto di adorazione per gli attori bravi bravissimi e le macchiette.

 

Da noi il teatro negli ultimi anni era un sacco di musical copiati dai musical americani ma più brutti.

 

Da noi il teatro negli ultimi anni era il teatro civile povero che andava molto perché risparmiavi su attori e scenografie ma poi improvvisamente deve aver rotto abbastanza le balle tutta questa civiltà a teatro.

 

Sugli attori. Gli attori di teatro cercano sempre di farsi invitare a cena. Ma poi quasi nessuno li invita perché magari ti girano per casa scalzi o telefonano tutto il tempo o raccontano aneddoti o si buttano per terra oppure parlano con voci che non si possono sentire.

 

Col teatro il trucco degli impresari di teatro per pagare poco gli attori di teatro è dirgli che loro fanno un lavoro che gli piace e che sono dei privilegiati. Anche un dentista fa un lavoro che gli piace ed è un privilegiato ma di pagarlo poco oppure con un applauso neanche a parlarne. Per cui l’attore di teatro o è ricco di famiglia, oppure nei giorni liberi deve rapinare banche.

 

E per finire sul pubblico di teatro. Una cosa importante da dire sul pubblico del teatro è quella che dice in pratica il commediografo americano David Mamet e cioè – questa sarebbe la cosa che dice in pratica il commediografo americano David Mamet sul pubblico del teatro – che di solito al pubblico del teatro gli piace andare a teatro con la predisposizione d’animo di uno che va a donare il sangue.

 

Ma ormai il vero problema vero col teatro è che col teatro non si sa più cosa farci, un po’ come con la politica.

Sono così vecchio che mi ricordo quando non c’era ancora la dittatura degli idioti ma solo la maggioranza silenziosa

Me ne ricordo bene perché era giovedì,

 

ma poteva essere venerdì,

tanto io quella volta precorrevo i tempi.

Ho inforcato gli occhiali, non i miei,

i suoi

e le ho detto:

Non ci vedo niente ma non ha importanza!

Guarda che vado in internet e non mi vedi più,

non ti mando neanche un e-mail. Tu fai quello che vuoi

chiama il browser, importuna il server, stupisci il provider,

clicca il link, blinda il clinc… Basta! Mi hai stufato con le tue contumelie!

Ogni sera vado via da casa tua pieno di contumelie.

Lei mi ha detto solamente: Puttaniere.

Io mi sono inalberato e le ho detto: -Non è giusto criminalizzare un’intera categoria! -.

Lei tasse. Perché tassi? le dissi.

Lei mi guardò con quel suo indice inquisitore

E mi scaraventò giù dalle scale.

In tema di legislazione sulle unioni civili finora si è capito che bisogna accontentare un po’ tutti.

Da Alfano ai Cinque Stelle fino all’assemblea dei vescovi. E poi chissà quanti altri ancora, ognuno con diverse sensibilità, opinioni o pregiudizi. Una buona via d’uscita potrebbe essere quella  di istituire diverse leggi sulle unioni civili ognuna modulata su ogni diversa opinione che venga espressa in merito. Ecco, in estrema sintesi, alcune proposte. Potete scegliere la modalità che più si adatta alle vostre idee. Oppure, in assenza di idee, sceglierne una a caso.

a)    Si possono fare unioni civili ma solamente mantenendo l’anonimato, a notte fonda, senza festeggiamenti, foto e brindisi.

b)   Una coppia gay può sposarsi anche in chiesa con tutte le tradizionali formalità e cerimonie. Il rinfresco lo paga la Cei.

c)    Si possono fare unioni civili e adottare dei figli purché questi vengano subito battezzati sul Po con rito celtico.

d)   Si possono fare unioni civili ma non con cittadini extracomunitari che non risiedano sul suolo italiano da più di dieci anni e che non tifino per la Lazio.

e)    Si possono fare le unioni civili e adottare dei figli, purché rinuncino da subito alla pensione.

f)     Si possono fare unioni civili ma la cosa non è valida legalmente. E’ uno scherzo. Il certificato ha un po’ la validità delle banconote del monopoli.

g)    Ci si può unire civilmente e a carico dello Stato. Le spese verranno poi caricate sulla bolletta dell’elettricità o su un altro balzello.

L’elenco potrebbe continuare, data la diversità delle opinioni in merito e  altre che potrebbero sorgere in proposito nel breve periodo. E così, una volta accontentati tutti, forse si potrà fare anche una legge che finalmente accontenti chi vorrebbe una legge da paese civile sulle unioni civili.

 

Una delle più incomprensibili espressioni che viene rivolta di fronte agli accidenti che ci capitano è la frase ‘Così è la vita’.

Non sappiamo se si possa definirla una tautologia, ma è non vi è dubbio che la frase fa necessariamente da commento a qualcosa che accade in questo mondo e non nell’ultraterreno e che è pure solitamente pronunciata da qualcuno che, come colui a cui viene rivolta, abita questo universo e questa esistenza. Sarebbe senza senso, d’altronde,  dire ‘così è la vita’ a esseri di altri mondi o a abitanti di realtà parallele. Ma la cosa più sgradevole è che tale locuzione viene di solito pronunciata per chiudere su un argomento con l’intenzione di sottolineare l’ingenuità o la colpevole sprovvedutezza di colui a cui viene rivolta. Persino nei casi più tragici. Ti è morto un parente? Così è la vita. Ti pignorano la casa o la macchina? Così è la vita. Tua moglie è fuggita in una località esotica con tutti i tuoi averi? Così è la vita. Anche quando la sentenza viene proferita con una sfumatura di comprensione verso le altrui disgrazie, essa sembra sempre una sorta di monito a farsi furbi e ad imitare la lungimiranza e la sagacia di chi la rivolge. Provate ora a figurarvi un capo di stato che vedesse invadere il suo paese da un esercito nemico e che, convocato lo stato maggiore per approntare una difesa, si sentisse rispondere: “Cosa vuole? Così è la vita”. Il tale sarebbe giustamente passato per le armi. Un provvedimento a cui a noi uomini comuni non è solitamente concesso di ricorrere, ma che è bello immaginare di adoperare nei confronti dei nostri giudiziosi interlocutori per poi poterli ricambiare con la stessa perla di saggezza qualche attimo prima della loro dipartita da questa valle di lacrime.