Era strano per lui dover aspettare che arrivasse la Primavera.

Ma doveva farlo. Gli avevano detto: stai qui e aspetta la Primavera. Poi gli avrebbero offerto un caffè. E’ così che si diverte la gente normale coi matti. Lui lo fece, dritto in piedi. Con la pioggia. Con il vento. Con la neve. E poi la Primavera arrivò, perché la Primavera non conosce astuzie o ritardi. Arriva sempre e dappertutto anche in una piccola e opulenta città di gente meschina, saltando a piè pari tutto ciò che vi è di umano e sordido. E’ puro spirito, è pura carne. E anche la donna più bella che lui avesse mai visto. Nuda sorridente magnifica e con dei grandi capezzoli rosa. Lui si tolse i suoi stivali di gomma blu e poi tutto il resto e fecero l’amore. Qualcuno ebbe solo il tempo di pensare a una pioggia di fiocchi d’avena o una radio male sintonizzata o a un baluginio di non c’è più niente da fare o a un fruscio innocuo o a qualcuno che tagli un cavolo in due. Certi provarono a arrampicarsi, altri a strisciare, altri pregarono o solamente deglutirono. Il mondo crollò comicamente e perentoriamente com’era vissuto. Crollò, tutto si disperse. Perché anche a Dio una volta sola in tutta una eternità gli gira il cazzo e un po’ svogliato dice ai suoi sgherri in attesa: bon, fatelo.

Gianni non riusciva a prender sonno.

Così si è alzato per andare a bere un bicchier d’acqua ma è inciampato e ha battuto la testa sul comodino. Gianni è rimasto svenuto per una ventina minuti circa. Poi si è alzato ma non si ricordava più dov’era. “Dove sono?”, si è chiesto. Sua moglie l’ha visto a terra e dal letto gli ha detto che era a casa sua. “Oh, bene”, ha detto Gianni e ha fatto per rialzarsi. Ma una ciabatta è scivolata sotto al suo piede e lui è andato dritto con la fronte contro al pavimento. Quando si è risvegliato ha chiesto: “Dove sono?”. La moglie ha aperto gli occhi, l’ha rivisto a terra e gli a risposto che era a casa sua, nella sua camera da letto. Gianni non sembrava tanto convinto. Ma comunque si è alzato da terra e ha fatto per andare verso la cucina sbattendo contro lo stipite di una porta e rompendosi il naso. “Cosa è successo?”, ha detto la moglie. “Mi sono rotto il naso, credo” ha detto Gianni. “E ti pare questa l’ora di rompersi il naso?”, gli ha risposto la moglie. Così Gianni e sua moglie hanno cominciato una discussione su quale fosse l’ora più adatta per rompersi il naso ma non riuscivano a mettersi d’accordo. Gianni diceva a qualsiasi ora. La moglie sosteneva che era molto meglio di giorno. Allora, per redimere la questione, Gianni e la moglie si sono affrontati a duello con le sciabole. E allora purtroppo sono morti tutti e due per una di quelle fatalità che capitano nei duelli alle sciabole tra marito e moglie.

Nato settimino, suonava l’ottavino, beveva nonino.

Aveva grandi sogni e grandi ambizioni. Finì terzino nella squadra dei secondini.

Ritrovato testo di Epicuro che scrive al nipote Menecilio esplorando i grandi temi dell’esistenza umana.

E’ vero che una morte improvvisa potrebbe non essere cagione di sofferenza quand’essa fosse repentina. Ma è certo preferibile una vita lunga e felice a una vita breve ed è vana opinione affermare il contrario. Fai quindi attenzione con lo scooter, Menecilio. Considera anche tu di fare come il sole, che non cede al riposo fino a quando non ha terminato il suo tragitto. E poi provvedi a pagare le multe per tempo, che non ti affligga la continua attesa e l’apprensione per la maggiorazione delle sanzioni. Sia sempre tua premura la giusta pressione dei pneumatici. E come il vero saggio sceglie i migliori dei cibi e non la loro quantità, qualora delle ragazze ti chiedessero un passaggio valuta attentamente il loro aspetto e il loro carattere, che principio e bene supremo è l’intelligenza delle cose e tutto ciò che aiuta il corpo a non soffrire e l’animo a essere sereno.

Buonasera. Si è da poco conclusa la sfortunata vicenda dei quattro architetti rimasti imprigionati per un’intera giornata nei bagni del loro studio.

I quattro professionisti sono stati tratti in salvo nel tardo pomeriggio grazie all’ intervento di un operaio che si trovava sullo stesso piano dell’edificio per dei lavori di manutenzione. Grazie alle precise istruzioni dell’uomo gli architetti sarebbero riusciti in meno di mezz’ora ad azionare la maniglia della porta del bagno che li teneva prigionieri e a riacquistare così la tanto agognata libertà. I quattro professionisti – rimasti coscienti e vigili per tutta la durata dell’operazione di recupero – una volta in salvo hanno subito telefonato ai parenti a casa per rassicurarli. In seguito, benché provati dalla penosa esperienza, i quattro uomini hanno saputo trovare le forze per recarsi in un bar del centro per il loro consueto aperitivo serale.

Ho cominciato giovanissimo come ‘il comico più triste del mondo’ al famoso Circo Orferei (è il condizionale; la famiglia di circensi pù famosa sono il passato remoto, gli Orfei).

Lo spettacolo era bellissimo, con un sacco di attrazioni internazionali:

il lanciatore di coltelli a serramanico chiusi
i gemelli meno uguali del mondo
l’uomo cannone
l’uomo palla di cannone
l’uomo palla dell’uomo palla di cannone
l’uomo delle pulizie
l’uomo tombino
l’uomo più ubriaco del mondo (che era astemio, ma aveva dovuto cominciare a bere per lavorare)
l’uomo più sconosciuto del mondo
la donna più nuda del mondo
un mangiatore di spade
un mangiatore di picche
un mangiatore di quadri (impressionisti)

Appena raggiunta la maggiore età sono scappato dal circo per fare l’impiegato di banca.

 

E’ sera.

Lo scrittore si mette a osservare un grande palazzo del centro con l’intonaco ingrigito dallo smog. Guarda le luci accese alle finestre e pensa a quanti personaggi e a quante possibili storie si nascondano dietro quei vetri. Lo scrittore poi vede una finestra con delle tende azzurre e pensa: “Lì dietro un uomo e una donna staranno facendo all’amore… Lui ora si distrae. Pensa a un’altra donna?”. Allora si apre una finestra accanto a quella con le tende azzurre e un tizio in canottiera si sporge e urla: -Sono affari miei a cosa sto pensando! Vattene via subito o chiamo le guardie!-. Era un altro scrittore.

Ieri sera il celebre professor Ionesco e una sua laureanda hanno cenato discutendo della tesi della ragazza e poi sono finiti a letto insieme.

Ora è mattino. La studentessa abbraccia e sbaciucchia il professor Ionesco tutta innamorata, ma il professore non vede l’ora di andarsene da quella casa. Così, alzandosi dal letto, le dice: -Facciamo entrare un po’ di luce-. Poi, issando la tapparella, dice ancora, con aria ispirata: -Un semplice avvolgibile, quando è ancora completamente nascosto nel suo vano, è pur sempre una tapparella?-. Infilandosi i pantaloni, aggiunge: -E si potrebbe forse sostenere che una tapparella completamente rilasciata sia più tapparella dell’altra, in tutta la sua quiddità?-. Abbottonando la sua camicia, il professore prosegue: -E una tapparella calata solo a metà o un’altra abbassata quasi completamente, da cui filtri qualche lampo di luce come da una tenda?-. Quindi il professore si infila le scarpe e uscendo dalla stanza esclama: -Sono probabilmente infinite le possibilità di manifestarsi anche di una semplice tapparella! Addio!-.

Caro Romeo,

nelle ultime settimane non ho intravisto delle adeguate potenzialità di ripresa che mi confortassero a proseguire nel nostro rapporto. Sono giunta così alla conclusione che non sei tu il target più adatto a proiettare una relazione di coppia nel medio e lungo periodo.
Anche la tua ultima proposta di rilancio di ieri, mi sembra soltanto un semplice tentativo di restiling, senza un potenziamento efficace e una prospettiva di sviluppo in termini di contenuti e proposte. Così, dopo aver valutato attentamente ogni profilo di rischio, ho deciso di lasciarti. Al ricevimento di questa mia potrai considerare sciolto, con effetto immediato, il nostro vincolo sentimentale.
Distinti saluti (pregasi controfirmare),
Giulietta