Tanto parlare sull’omosessualità neanche fosse un crimine e poi ci si dimentica di chi fa i danni veri nel mondo.

Cioè gli stronzi. Urge confrontarsi su questo tema. La stronzaggine è una variante naturale del comportamento umano o è una abitudine acquisita? Potrebbe forse venire ascritta tra le malattie? Pare purtroppo che non esistano definizioni consolidate e universalmente accettate su cosa voglia dire essere degli stronzi in piena regola sebbene gli esempi in ogni settore non manchino. E poi diverse culture hanno differenti opinioni su questo tema. Tali lacune determinano dubbi e interrogativi nella società e anche dei dubbi giuridici. Come va regolata l’unione tra stronzi? E’ possibile che essi trasmettano la stronzaggine ai propri figli, naturali o meno? E può, quindi, una coppia di stronzi, adottare dei figli? Un serio e approfondito dibattito sul tema stronzaggine, molto più che su altri argomenti, potrebbe fare un gran bene alla convivenza civile e al progresso della nostra società. Che filosofi e opinionisti si diano da fare, quindi. Anche quelli stronzi sebbene si prodighino già tanto. Infatti, una cosa è sicura, gli stronzi conclamati sono attivissimi nelle loro attività giornaliere. Non stanno fermi un attimo, una ne fanno e cento ne pensano, gli stronzi.

Nei secoli la pianta della canapa è stata adoperata per i più svariati usi, ad esempio la manifattura di stoffe.

Non è detto che se uno indossa la canapa egli si droghi o sia un drogato. Fumando la canapa mezzi distesi si ottiene il canapè. Canna viene dalla stessa radice di canapa che dà anche il nome alla famosa battaglia di Canne in cui Roma perse contro i Cartaginesi, il cui nome infatti vuol dire “gente con le cartine”. A Cannes si tiene un famoso festival cinematografico di drogati. Il cannolo è altrettanto una droga ma con la crema. Crema è una città in Lombardia con 34.371 abitanti e inevitabilmente qualcuno di loro farà uso di cannabis per cui tutto il discorso torna. Se uno fuma una canna dietro l’altra si ha il bis di cannabis o cannabis bis e il pubblico applaude e va via soddisfatto. Più canne fanno un canneto, dove si può incagliarsi con la canoa specie se hai fumato una canna. Canoa ha una emme sola come canale, con la manica o senza. Di manica larga si dice del poliziotto che ti lascia andare anche se hai una canna. Con la canna si può anche pescare, basta non fare confusione a passarsi la canna sbagliata che allora si può facilmente perdere il pesce dall’amo. L‘amo nasce da una famiglia di umili origini, il “ho solo voglia di andarci a letto”. Desidero dire che questo pezzo non è stato scritto sotto l’effetto di canne neanche quelle da pesca miracolosa.

Ci sono vari argomenti pro e contro la legalizzazione della cannabis, tutti belli.

Intanto se si diffonde l’uso della cannabis è più facile che uno comincia con quella e poi passa a roba più forte tipo il cocktail Negroni. Argomento pro sarebbe che togli profitti alla criminalità organizzata… Ma questo è ingiusto per uno dei nostri patrimoni che nessuno al mondo ce l’ha uguale, che anzi ci vorrebbe una tutela, una roba tipo Dop per difenderla perché è una specificità nostra, peculiare e pecuniaria. La cannabis legale, poi, c’è da dire anche, che è un’altra cosa comunista tipo il gioco del rispetto. Delle robe che se si diffondono tra i nostri figli tra qualche anno avremo in famiglia solo delle Amanda Lear drogate che ci chiederanno i soldi per andare alle happy hours con la minigonna e andando avanti così poi è un attimo arrivare alla minigonna per uso terapeutico.

Ho letto che Pellè va a giocare in Cina per un milione e duecentomila euro al mese.

E’ una cifra ragionevole vista la distanza da casa e le spese che dovrà sostenere per le interurbane, per il take away italiano e per il gel. Pare che a Pellè gli vadano via quasi 150 mila euro al mese solamente in gel. D’altronde fa un lavoro che pochi sanno fare. Tipo buttare in bosco i rigori e farsi figure di merda mondiali scherzando prima il portiere. Sembra che a Pellé lo volessero anche il Chelsea e il Circo Togni ma in estremo oriente hanno insistito di più perché ha un nome che non gli dà problemi di pronuncia. Questo pezzo l’ho scritto solo perché ho visto che di questa roba parlava anche Gramellini e io gli sto alle costole come opinion maker. E poi è invidia perché l’unica cosa che potrei andare a fare io in Cina è aprire un salone di massaggi italiani, ditta individuale.

Volevo dire la mia sulla lotteria dei rigori.

Intanto ricordiamo che la lotteria è da non confondere con la latteria. Sono sbagli che possono capitare, certo. Ma se uno scrive latteria dei rigori molti penserebbero a un refuso e solo i più fantasiosi immaginerebbero un esercizio che vende latte e mozzarelle e dove i clienti si dilettano ogni tanto con delle punizioni dal dischetto. Francamente quello dei rigori in latteria mi pare un caso improbabile. E’ molto più frequente, nelle latterie, il gioco delle carte. E’ vero che vi sono stati dei casi in cui dei portieri o degli attaccanti a fine carriera hanno aperto una latteria ma non certo quelli che al giorno d’oggi partecipano a gare a livello internazionale. Solitamente questi preferiscono aprire ristoranti, discoteche o boutique di lusso. Non so voi, ma io non me la vedo una come Belen stare tutto il giorno in una latteria. In tutte le latterie che ho avuto modo di visitare personalmente non ho mai visto tirare alcun rigore. Né ho avuto modo di incontrare celebri soubrette. Chiaramente non posso escludere in linea di principio che esistano latterie di questo tipo, con Belen seduta fuori e portieri e rigoristi che si affrontano tra le urla e gli incitamenti del pubblico. In linea di principio non si può escludere nulla. Molto diverso invece è il caso delle lotterie nelle latterie. Quelle sono piuttosto frequenti. E comunque queste erano solo delle brevi note su un argomento di tale portata che spero di poter sviscerare quanto prima in tutte le sue implicazioni.

Le religioni hanno fatto il loro tempo e non danno risposte certe per il dopo morte.

Non sarebbe utile una roba tipo Trip Advisor per chi va nell’aldilà? “Bel posto ma con un servizio non all’altezza”. “Ambiente caldo e personale scortese”. “Nel complesso ha soddisfatto le mie aspettative”. Secondo me si può fare.

Piove sul Primo Maggio e sulla Festa dei Lavoratori e anche oggi il dott. Marchionne prende i suoi 150.000 euro giornalieri spendibili in bei maglioni blu.

Se un bel maglione blu costa 100 euro, Marchionne arriva a comprare un totale di 1500 bei maglioni blu al giorno. Ma quanti ne userà quotidianamente? Uno o due, facciamo anche tre bei maglioni blu al giorno, uno al mattino, uno al pomeriggio e uno alla sera. Ecco che a Marchionne rimangono ogni giorno 1477 bei maglioni blu che lui può rivendere, restando bassi, ad almeno 80 euro a bel maglione blu con un introito giornaliero di 118.160 euro tutti da reinvestire nell’industria manifatturiera di bei maglioni blu di Detroit.

Tutto questo vespaio su Bruno Vespa non lo capisco.

Non si può invitare in una rete pubblica il figlio di un capo mafia a parlare della sua famiglia? La famiglia è la base della nostra società. Che poi Vespa, per riequilibrare, ha anche fatto una puntata sulla lotta alla mafia. Mi sembra giusto sentire tutti i punti di vista, della mafia e di chi è contro la mafia. Ma anche nella mafia ci saranno vari punti di vista e andrebbero sentiti anche quelli per essere giusti. Tutte le opinioni vanno tutelate. Magari c’è chi è per le bombe, chi per l’interramento, chi per il semplice strangolamento e via così. Anche loro avranno le loro elezioni. Forse delle primarie a eliminazione diretta. Magari non tutti i candidati arriveranno vivi in trasmissione ma gli si dia il giusto spazio. E’ una questione di civiltà.

Non mi sono mai soffermato a rimpiangere il passato.

Ero sempre piuttosto deciso e spedito nel farlo.

Oggi mi sono messo a esaminare la situazione ma mi sono stancato subito.

Esaminare le situazioni è stancante. Veramente stancante. Non parliamo poi di trarre delle conclusioni dopo di aver esaminato una situazione. Le due cose messe assieme sono una cosa improba. Vi è qualcosa di decisamente sovrumano in tale pratica. Ho un amico che una volta si è cimentato nel trarre delle conclusioni senza alcun allenamento. E’ una triste storia che non so se raccontarvi. Vi basti sapere che il mio amico è stato ricoverato all’ospedale dove i medici l’hanno visitato e gli hanno sconsigliato di astenersi dal trarre alcuna conclusione per almeno sei mesi. E non parliamo del pervenire a dei risultati. Io non so come la gente possa sperare di farcela. Con tutto quello che c’è da fare. Altri vorrebbero addirittura che ai ragionamenti  – questo ha veramente ha dello straordinario –  seguano delle azioni concrete. E che queste poi, nientemeno, sortiscano degli effetti. E duraturi, magari. Non so cos’ha nella testa certa gente.