Mi piacerebbe praticare l’alpinismo estremo solo per arrivare su una altissima cima innevata e piantare un cartello: “Affittasi garage”.

Il tema del fine vita scatena sempre vivaci dibattiti nel nostro paese e non bisognerebbe mai farsi trovare impreparati su un argomento di tale importanza e significato.

Ai pranzi di Natale, di Pasqua o di altre festività comandate, io consiglierei a tutti di richiedere l’attenzione dell’uditorio e di leggere ad alta voce il proprio testamento biologico. Io personalmente faccio così. Chiamo tutti i presenti a testimoni e poi vado senza timore: “Io, Stefano Dongetti, nato a Trieste il 7.06.66, nel pieno possesso delle mie facoltà mentali dichiaro che, in caso di coma, voglio essere immediatamente soppresso alla meno peggio e venire cremato. Le mie ceneri dovranno poi venire tumulate in un locale di lap-dance. Sì, affermo qui di desiderare che la mia spoglia immemore riposi per l’eternità accanto a delle donne di facili costumi. In caso di improvvise leggi restrittive che rendessero illegale la cremazione, mi piacerebbe venir cucinato alla diavola durante la cerimonia funebre con quel bell’ odorino di pollo bruciato che fa venire appetito a parenti e conoscenti giunti a dare l’ultimo saluto. In fede, etc.”.
Alla cresima di mio nipote il parentame ha talmente apprezzato questa mia performance che sono stato legato a un albero nel giardino del ristorante.

Se durante un’escursione incrociate un orso, è opportuno non urlare, non compiere movimenti bruschi e mettersi da subito in un atteggiamento di disponibilità all’ascolto.

Spesso un orso può aver incontrato nella la sua infanzia delle esperienze di disagio affettivo nel proprio ambito famigliare e potrebbe quindi manifestare una carenza di strumenti relazionali e comunicativi. Esaminate il suo linguaggio non verbale. Osservatelo per capire se è in confusione rispetto a se stesso e se vuole o meno condividere con voi il suo vissuto e che tipo di relazione potete instaurare. L’orso deve capire che volete avviare con lui un rapporto di relazione costruttivo, di fiducia e comprensione. Ricordate anche che offrirsi immediatamente come cibo può essere una scelta generosa e carica di implicazioni, ma può precludere ulteriori possibilità di dialogo e contatto con l’animale.

E’ un’esperienza comune: il gatto tu lo spingi, anche più volte, non si ribalta.

Finalmente io ho capito come fare. Bisogna prendere il gatto, rinchiuderlo in una scatola di cartone (con dei buchi per l’aria, chiaro, se no è violenza sulle bestie) e poi devi far ruotare velocissimo la scatola. Il gatto perde le coordinate… est, ovest, alto, basso e finalmente si ribalta! Entusiasta di questa mia scoperta scientifica, ho telefonato a un mio compagno di classe delle medie. Un genio. Era uno che a quei tempi sapeva incendiare i peti e fare un sacco di altre cose fortissime e che ora è in politica. Purtroppo lui mi ha detto che non gli sembrava una cosa che potesse aggregare consenso. Ho telefonato anche alla Beghelli e alla Foppa Pedretti. Niente… La mia ‘Scatola Ribaltagatti’ non gli sembrava commercializzabile. Certo che le strade che deve percorrere l’uomo di genio sono assai impervie. E poi ho anche dovuto tornare indietro a una mi amica il gatto che mi ero fatto prestare. Dice che non me lo dà più, che ogni volta che sta con me poi il gatto le torna a casa turbato.

 

In questo periodo risuonano dentro prepotenti alcuni quesiti.

Eccone alcuni, dal libro che sto preparando, dal titolo: “I 1001 Dubbi per l’uomo che si perplette”

1) Le sedie su cui noi ci sediamo così tranquillamente, cosa ne penseranno a posteriori?
2) Alle formiche gli si uominicolano mai le zampe?
3) L’ippocastano è un cavallo che sale sugli alberi?
4) Un bambino che nasce in provetta sarà un giorno più predisposto alla claustrofobia?
5) Nell’Unione europea il consumo pro capite annuo di petrolio è di 2056 litri. In Bangladesh è solo di 33 litri. Chi sbaglia? Il cittadino del Bangladesh che va al lavoro col suo motorino scassato a fare palloni e scarpe o il cittadino di qua che compra le smart o le bmw alle figlie che poi vanno all’università e a regalare i loro corpi gratis all’happy-hour, senza contribuire al prodotto interno lordo?

Anni fa mi sono presentato alle selezioni di “Amici”.

Purtroppo le specialità in cui mi presentavo io – alcolismo, depressione ansiosa, svenimenti improvvisi – non erano contemplate dal regolamento e sono stato scartato. Anche ai provini del “Grande Fratello” e dell“Isola dei famosi” niente da fare. Mi han detto: -Lei ha ancora due neuroni superstiti, è troppo intelligente. Ci rovina il gruppo-. Alla fine però una piccola cosa in tivù l’ho fatta. Era solo una piccola parte in una fiction televisiva dal titolo “Sfighe”. Una di quelle tipiche fiction televisive ospedaliere italiane sul tipo di “Incantesimo” o “Medicina generale”, dove tutti i protagonisti a uno a uno o vanno in coma o hanno un incidente stradale o muoiono durante un’operazione. Io facevo solo una piccola parte. Mi slogavo una caviglia. Entravo nell’inquadratura, mi slogavo la caviglia e poi uscivo di scena. Ma è stata una bella esperienza sia dal punto di vista artistico che igienico sanitario.

L’importante nei rapporti di coppia è l’intesa.

E l’intesa è una cosa che si capisce subito, fin dal primo incontro. Ad esempio: se incontrate una donna al parco con il suo cagnolino, prendete subito in mano un sasso. Se lei comincerà a far roteare in aria il cane con il guinzaglio e poi, quando voi urlerete ‘pull’, lo farà partire in volo per farvelo colpire col vostro sasso, l’intesa tra voi sarà certa.

E comunque i rapporti di coppia non sono mai facili.
Solo al principio di tutto poteva andare bene. E cioè tra Adamo ed Eva. Pensateci: più coppia di fatto di loro. Erano obbligati a stare insieme. La situazione era chiara e non si prestava ad equivoci. Lei non poteva pensare: mi trovo un altro. Non poteva neanche dire: torno dai miei genitori, me ne vado, i cd e lo stereo sono miei. No. E non poteva neanche fare come fanno le coppie di adesso. Cioè, Eva non poteva dire a Adamo: – Guarda che venerdì esco da sola con le mie amiche. D’ora in poi il venerdì è il mio ‘giorno puttana’ della settimana-.
Anche Adamo, d’altronde, tornava a casa sempre puntuale perché non c’erano il bar, gli amici del bar, le partite di calcio in tv. Non c’è gusto a fare tardi a cena per stare da solo nel bosco e arrampicarsi su un albero. Oppure: – Scusa cara, stasera non torno a casa. Ho il torneo di testate con i cervi-.
Bene, anche sulla coppia ho detto.