Oggi abbiamo questa grande opportunità che ci è data del selfie.

Il selfie puoi anche pubblicarlo su Facebook con scritto qualcosa sotto, magari una breve frase che ti racconta. Tipo: giornalista e mamma, architetto e mamma, saldatrice e mamma (meno frequente). Se non hai lavoro puoi scrivere mamma e mamma. Se sei incerto come porti, mamma e papà. Se sei un immigrato non puoi farti i selfie, se no poi tutti dicono: -Eh, guarda l’immigrato che c’ha anche il telefono. Ma non comunicavano coi tamburi e i segnali di fumo?-. Se poi hai anche delle scarpe da ginnastica tipo Nike rischi grosso, che l’immigrato si sa deve girare a piedi nudi e sporchi, meglio di tutto ancora se si rotola per terra lamentandosi in lingue misteriose. Oltre al selfie c’è anche chi va al ristorante e fotografa il cibo che sta per mangiare. Chi non mangia non fotografa niente e chi mangia solo un panino di salame, anche, niente da fare, ci vuole un piatto prestigioso. Bello sarebbe fotografare la pietanza come si è trasformata con la digestione il giorno dopo  e poi mettere le due foto assieme con la scritta: Magia!

In edicola ci son sempre ‘ste dispense coi soldatini. Tipo “Truppe d’assalto della Prima Guerra Mondiale”, “Eroici soldati della Wermacht” e altre robe così.

Non ho mai capito perché nascondiamo le riviste con le donne nude in copertina e gente che mitraglia il prossimo o gli lancia una granata sta in bella vista, a portata di bambino. Non dico di proporgli dei nuovi soldatini educativi, tipo : “Fanteria soffocata dai gas”. Oppure: “Cavalleria falcidiata dalle mitragliatrici” o anche: “Soldato morto in Russia mentre il Duce stava a casa a trombare”. Chiaro, non è bello regalare a un ragazzino dei soldatini con un femore di fuori solo per insegnargli cos’è la storia e fargli passare la voglia della guerra…

(Questo è solo l’inizio di un pezzo satirico che negli anni ’70, ’80 o anche primi ’90 sarebbe stato capito meglio. Da quando la guerra si vede bella in grande in una tv al plasma, sul divano, tra un talent e l’altro e tu puoi fare il tifo tipo calcio, non ha più senso farli ‘sti pezzi, non li capisce più nessuno. Son fuori moda, capisco benissimo, disturbano).

Fin dagli albori della civiltà l’essere umano, scrutando il cielo stellato sopra di lui, ha fantasticato sulla possibilità di ricostruire le proprie unghie. Sappiamo che i nostri primi antenati si aggiravano nudi nella savana, chiedendosi: ma come potrei ricostruirmi le unghie, come potrei ricostruirmi le unghie? Questo problema che tormenta da sempre l’uomo. In un ghiacciaio a 3000 metri di altitudine è stato ritrovato il corpo perfettamente conservato di un antico guerriero, con delle unghie perfettamente ricostruite e un bellissimo smalto fucsia.
Ma come nasce lo smalto per le unghie?
Lo smalto per le unghie nasce da una famiglia di umili origini, le martellate sulle dita. L’uso dello smalto per le unghie è confermato anche tra gli etruschi, una popolazione misteriosa che ha lasciato poche tracce dietro di sé ma un sacco di boccette di smalto vuote. Anche dalle pitture nelle loro tombe si vede che nell’aldilà gli etruschi volevano affidare la cura delle loro mani a dei professionisti . Bene, anche sulla ricostruzione delle unghie ho detto.

1) -Ciao! Se in questo momento io fossi una lavatrice, tu saresti la mia centrifuga-.
2) -Ciao! Riesci a vedere i miei ormoni che fanno la ola e puoi immaginare il centravanti del mio desiderio che dribbla maestoso i terzini dei tuoi pudori?
3) -Ciao! Se noi fossimo due cani ora ci annuseremmo il deretano. Ma visto che siamo esseri dotati di coscienza, posso offrirti una birra?
4)-Ciao! Sono appena sceso da Marte con la mia astronave. La
mia missione sulla Terra è scoprire cos’è il clitoride.

Perché al ristorante si può ordinare dell’acqua minerale e non un pollo vegetale e dell’insalata animale?

Ormai ci sono lavori che noi non riusciamo più a fare e li devono fare gli stranieri.

Il violoncellista, ad esempio.