Dopo aver letto che l’allenatore Conte ha lasciato la Juventus, volevo scrivere delle cose interessantissime su tale tema ma non mi è venuto niente.

Alle volte è così, ti senti talmente stimolato da una notizia che il cervello improvvisamente si blocca come per un surplus di sollecitazione intellettuale. Temo anche che, in certi casi, si manifesti dentro di me una specie di inconscio timore di non essere all’altezza dell’argomento da trattare. E’ un vero peccato. Perché se pensiamo che Conte potrebbe divenire il prossimo allenatore della Nazionale di calcio, le questioni da affrontare erano veramente di ampia portata. Avrei potuto proporre, che so, qualche mia teoria sul motivo per cui l’Italia calcistica non produca più campioni e risultati a livello internazionale (io sono molto interessato ai motivi per cui l’Italia non produca più campioni e risultati a livello internazionale e non vi è mattina che non mi alzi dal letto tormentato da tale problema e meditando una pronta soluzione da offrire disinteressatamente, per solo amor di patria, alla Federazione Gioco Calcio). Anche in un’altra circostanza mi è successo di esser vittima di un simile devastante blocco creativo. E’ successo alcuni anni fa in occasione di non so quale competizione internazionale in cui ancora una volta l’Italia non produceva i risultati di livello internazionale che tutti noi meritiamo. In quei giorni vi era sui giornali una polemica riguardante i nostri giocatori che pare non cantassero con adeguato trasporto l’inno nazionale. Anche lì, l’eccessivo coinvolgimento emotivo per la questione mi fece un brutto scherzo e non riuscii a scrivere nulla. Purtroppo in questi malaugurati casi non mi è di alcuna consolazione quello che diceva Schopenhauer e cioè che dall’albero del silenzio pende il suo frutto, la pace. Sarà anche l’ultima cosa che faccio ma io prima o poi i problemi del calcio nazionale li voglio risolvere.